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QUANTO MI DAI SE TI UCCIDO? Libro + Spettacolo


08 gennaio 2014

QUANTO MI DAI SE TI UCCIDO? Libro + Spettacolo

 


Lunedì 13 gennaio, ore 20.00 presso la nostra sede, verrà presentato "Quanto mi dai se ti uccido?" (Besa editrice) di Walter Spennato, con illustrazioni di Laurina Paperina, e la prefazione di Anna Mazzamauro. Dopo la presentazione del libro la serata continua con la messa in scena dell'omonimo spettacolo (ancora in fieri), tratto dal libro, che vede l'istrionico attore Ippolito Chiarello nelle vesti di un malinconico, ma anche cinico e spietato serial killer. 


IL LIBRO 

È difficile cercare gli attributi per questo volume - scrive Angela Leucci. È una stilettata. È un colpo al cuore e un colpo ai reni, come quando morì la baronessa di Carini. È un flash continuo che ti invoglia a leggere. 

Nella banalità della cronaca che ripete assassini e crimini efferati, e te li racconta come si parlasse della lista della spesa, Spennato rende palese la brutalità in maniera assolutamente spontanea e irriverente. Nelle sue parole il sorriso non è qualcosa che inacidisce sulle labbra, piuttosto qualcosa che passa direttamente al cervello, come una scossa elettrica, spingendo il lettore a ragionare sul senso che ha assunto la corrente pulp oggi (e la deriva pulp della realtà stessa).

Spennato si fa eleggere principe di una beffa, che ci vorrebbe sensibili, e invece così non è: siamo più cinici, tutto ci scivola da dosso, come un lenzuolo cosparso del sangue delle vittime e portato in una lavanderia a gettoni. La sua è una prosa breve, che scorre, ma non per questa è scevra di sorprese che più che catturarti ti assalgono, non ti lasciano scampo, come in quegli incubi in cui è impossibile trovare via d’uscita.

LO SPETTACOLO

Un assassino? Un serial killer? Sicuramente uno scrittore. Un
uomo che scrive per la necessità di esorcizzare la paura del sangue, del rosso, delle armi. Un serial killer che sembra, per fortuna, eternamente alle “prime armi”.
Una confessione pulp, un diario plastificato dei suoi omicidi…
che forse non ha mai commesso. Costretto, ma mai abituato, alle armi dalla madre, che da piccolo lo mascherava a Carnevale da Zorro o Cow Boy, ad anni alterni.
Un malinconico felice, che a causa dell’abitudine ai simboli della morte conosciuti da bambino, e alla violenza subita in famiglia e nella società, tenta di legittimare la sua condizione di “assassino” seriale raccontando in giro i suoi presunti efferati delitti.
Ma in fondo è solo un uomo che vorrebbe guardare negli occhi Luna con un fiore in mano.
Uno “scherzo teatrale”, per burlarsi con il sorriso della morte e per denunciare, tra le righe, la facilità dell’uomo contemporaneo a servirsi dell’assassinio per risolvere anche le piccole nevrosi quotidiane.
Per denunciare l’assoluta inconsapevolezza con cui ci stiamo
abituando alla violenza, sempre più normale in un Paese come il nostro dove l’omicidio diventa show televisivo, business per avvocati catodici, vetrina per falsi criminologi, meta per gite dell’orrore.
Un Paese che vede il sangue in tv scorrere da un canale all’altro, senza soluzione di continuità.

Occhio per occhio, dente per dente.



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